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L’obbligo al mantenimento dei figli va quantificato in base alla capacità lavorativa generica

La Suprema Corte di Cassazione stabilisce che in tema di assegno di mantenimento da parte dell’altro coniuge, non è sufficiente allegare meramente uno stato di disoccupazione, dovendosi verificare, avuto riguardo a tutte le circostanze concrete del caso, la possibilità del coniuge richiedente di collocarsi o meno utilmente, ed in relazione alle proprie attitudini, nel mercato del lavoro. )Sentenza 27/12/2011 n° 28870)   Sentenza mantenimento...

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Divorzio senza lite per evitare i controlli sulla ricchezza

divorzi in ItaliaL’evasione fiscale si colpisce anche divorziando. Il Tribunale di Roma ha infatti assunto la formula destinata a fare scuola, già abituale in altri Paesi come il Regno Unito, della cosiddetta disclosure: significa che ai coniugi contendenti viene ordinato di esibire un profilo completo della propria situazione economica. E non c’è più possibilità di scampo per nessuno. Quanto basta per spingere ancora più coppie a evitare la lite giudiziaria preferendo il divorzio consensuale.

Prima dell’udienza il presidente prende un provvedimento «tipo»: dispone che entrambi i coniugi depositino una «dichiarazione sostitutiva di atto notorio» (le dichiarazioni false sono punite penalmente anche con l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalle professioni o arti) e qui dovranno essere indicate:

a) l’attività lavorativa e tutte le fonti di reddito (retribuzioni, redditi da lavoro autonomo, pensioni, canoni di locazione…);

RIMBORSO IVA TASSA RIFIUTI

L a Corte Costituzionale con sentenza del 24 luglio 2009 n. 238 ha sancito che la TIA, ossia la Tariffa di Igiene ambientale, è una tassa e non una tari ffa, di conseguenza sulla stessa non può è applicabile l’Iva al 10%.

Ne deriva ch e tutti coloro che dal 1999 al 2008 hanno pagato la TIA  con annessa Iva hanno diritto ad ottenere il rimborso di quest’ultima per tutti i 10 anni trascorsi.

Facendo un salto all’indietro, si ricorda che nel 1999 molti Comuni hanno sostituito la Tarsu, tassa sui rifiuti solidi urbani, con la Tia, tariffa di igiene ambientale,  come stabilito dall’art. 49 del D.lgs. n. 22 del 1997 (il c.d. Decreto Ronchi) e dal DPR n. 158/1999.

Ora, le differenze tra Tarsu e Tia stanno nel fatto che nella Tarsu il calcolo del contributo viene effettuato in base ai metri quadrati dell’immobile, mentre nella Tia la tariffa è determinata da dei costi generici del servizio a cui si aggiunge una componente variabile legata ai rifiuti effettivamente prodotti.

Nel momento in cui si è passati dalla tassa alla tariffa è divenuto possibile applicare su quest’ultima l’Iva al 10% finché non è intervenuta la pronuncia della Corte Costituzionale del 2009.

Tutti coloro che presenteranno la richiesta di rimborso in tal modo non pagheranno più  l’Iva sulle prossime fatture.

Al contrario, coloro che non lo faranno dovranno continuare a pagare l’Iva in quanto il beneficio non scatta in maniera automatica, ma solo a seguito di apposita richiesta in tal senso.

Naturalmente prima di presentare la richiesta di rimborso occorre verificare che nelle fatture sia stata effettivamente addebitata l’Iva. Dopodiché è necessario  avere tutte le ricevute di pagamento relative alla TIA che devono essere allegate in copia alla domanda.

Di seguito la bozza della comunicazione da inviare all’ufficio competete:

Il socio di capitale piace, anzi, no!

Studio Legale AgatiLA LEGGE DI STABILITÀ / Faccia a faccia tra Maurizio De Tilla (Oua) e Giovanni Lega (Asla)

Avvocatura istituzionale e studi legali d’affari sono sempre stati agli antipodi sull’ingresso del socio di puro capitale. Un rischio di ingerenza di «poteri forti» per i primi, un’opportunità per i secondi. Lo scontro va avanti da anni, con le varie riforme della professione forense messe a punto dall’avvocaturapuntualmente bocciate dagli avvocati d’affari, in particolare per quello che riguarda la disciplina delle società professionali, considerata non adeguata alle sfi de che impone la concorrenza internazionale da ormai 15 anni.

Da quando cioè le cosiddette global fi rm anglosassoni sono sbarcate a Milano e Roma potendo contare su un modello organizzativo lontano anni luce dal tradizionale studio fondato sulla sola fi gura del name partner, che andava per la maggiore in Italia. Oggi i grandi avvocati che da soli facevano la fortuna dello studio (perché bastava il nome) hanno lasciato il posto agli studi legali o interprofessionali che si avvicinano sempre di più a delle società, anche dal punto di vista dalla governance interna. E che soprattutto puntano a diventare realtà internazionali, rafforzando gli investimenti in aree come l’Asia, l’EstEuropa, il Sud America. L’avvocatura, però, non ha cambiato idea. Prova ne è anche l’intervista doppia realizzata da ItaliaOggi Sette a due anime ben rappresentative di questi due mondi: Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, e Giovanni Lega, a capo invece di Asla, l’Associazione degli studi legali associati costituita in Italia a fi ne 2003 per iniziativa di studi operanti nei settori del diritto commerciale, societario e fi nanziario internazionale. Oggi fanno parte di Asla oltre 90 studi associati, costituiti in Italia e con affi liazioni anche a livello europeo e statunitense. Ebbene, secondo de Tilla la presenza dei soci di capitale nelle società professionali rappresenta «il fattore più grave dellainnovazione legislativa introdotta nelle società professionali».